MILAN E INTER SENZA GIOCO E SENZA RABBIA – di Luca Serafini

 

Il grigio anonimato in cui sono piombate Inter e Milan deprime ma non sorprende, è il risultato della mancanza assoluta di programmi e strategie. Il refrain sulle colpe di una dirigenza rossonerazzurra allo sbando in largo anticipo rispetto alle loro squadre non deve distogliere adesso dalle colpe dei giocatori e da qualche errore degli allenatori. Mancini in 3 giornate di campionate ha raccolto un punto (manco a dirlo nel derby…), ma soprattutto non è riuscito a dare ancora un’identità di gioco cambiando il minimo sindacale rispetto a moduli e uomini scelti dal suo predecessore. L’unica variazione è la scelta delle 2 punte, ma Palacio è finito e Osvaldo non è mai cominciato. Inzaghi si è incartato sulla questione dell’attacco proprio nel momento in cui la difesa ha perso 3 dei 4 titolari, Alex e i terzini. Il centrocampo con De Jong, Montolivo e Bonaventura che sulla carta sembra il meglio assortito, a Marassi ha galleggiato forse anche a causa della condizione dell’ex fiorentino.

I 5 punti del Milan da quel terzo posto che in un mese e mezzo i rossoneri hanno accarezzato senza mai palparlo, i 18 dell’Inter dalla Juventus che per qualcuno in agosto avrebbe dovuto essere una preda, testimoniano di una situazione in cui la scarsa inventiva e lungimiranza non sono più l’unica spiegazione trasformandosi in un alibi. La realtà è che queste due ex-grandi sono senza gioco, senza grinta, senza rabbia, senza carattere. Mancini ha comunque l’attenuante del poco tempo avuto a disposizione per migliorare le cose, Inzaghi si è sbilanciato più volte invece sostenendo che solo chi avesse avuto più determinazione e cattiveria avrebbe potuto battere i suoi in questa stagione. A parte in un paio di occasioni, non è mai stato così: il Milan ha scialacquato punti su punti senza abbaiare, senza mordere, senza lottare. Il Genoa nel primo tempo aveva concesso almeno 4 nitide palle-gol a Menez (2), Bonaventura e Mexes facendo apparire il vantaggio dei rossoblù una punizione troppo severa. Ci si aspettava nella ripresa non un arrembaggio, ma almeno una reazione fondata proprio da quelle opportunità malamente sprecate. Invece, il nulla più assoluto. L’Inter che a Roma aveva tentato di tenere la testa fuori dall’acqua, contro l’Udinese si è sciolta subito dopo il pari friulano uscendo dal campo. Gli unici momenti di rabbia nelle partite delle milanesi sono i battibecchi di Mexes e le esultanze di Icardi, fra l’altro proprio due dei meno peggio.

Da Ferragosto a Natale il pallone a Milano ha confermato l’attitudine senile dei dirigenti alla commedia, la confusione nei progetti, le incertezze degli allenatori offrendo solo un altro elemento di cui si aveva sospetto ma non certezza: molti dei giocatori che oggi vestono queste maglie non hanno né i mezzi, né l’orgoglio, né le palle per poterle indossare.

Con il Parma salgono a 3 i club italiani ufficialmente in mano agli stranieri. Alla Roma l’operazione sta funzionando, pur mancando ancora il suggello di un trofeo e soprattutto la gestazione del nuovo stadio. All’Inter è sempre più chiaro che quella indonesiana sia soltanto una facciata per nascondere chissà quali altri scopi reali. Vediamo ora come ciprioti e russi, fino a poco tempo fa alleati soprattutto grazie al paradiso fiscale che i primi offrivano ai secondi, vorranno provare a sistemare un club con oltre 60 milioni di debiti, magari cominciando con lo spiegarci il motivo per cui se li stanno accollando. E magari Ghirardi ci spiegasse come li ha accumulati.

Luca Serafini

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