QUEL POMERIGGIO A SASSOFERRATO E L’OMBRA DELLA LEGITTIMA DIFESA

La storia di ordinaria follia che ha sconvolto tutta Sassoferrato. Il punto dell’inchiesta dopo il ritrovamento e il fermo del 54enne. Diverse persone l’avevano visto scappare tutto insanguinato dal parcheggio tra il bar e il distributore di via Buozzi, mentre il professor Alessandro Vitaletti barcollava trafitto dalle coltellate. Davanti al pm di Ancona che l’ha fatto arrestare vicino Perticano, Sebastiano Dimasi ha tentato la strada della provocazione, se non addirittura invocare la legittima difesa. “È stato lui ad aggredirmi, ero ferito e ho cercato di fermarlo”, è stata la versione riferita nell’interrogatorio di domenica sera nella caserma dei carabinieri di Sassoferrato, davanti al sostituto procuratore, che, la sera precedente, aveva già firmato un decreto di fermo per il reato di omicidio volontario. Le indagini vanno avanti: si cerca ancora il l’arma del delitto e si ascoltano testimoni.

Sabato pomeriggio, tra le 16,50 e le 17,05

Prima del sanguinoso incontro tra Dimasi e Vitaletti – riferisce il Corriere Adriatico – c’era stato un crescendo di tensione. Prima il muratore avrebbe tentato di prendere i bambini all’uscita dal catechismo, ma non avendoli trovati sarebbe corso nell’abitazione dell’ex. Chiedeva di vederli, ma la donna, che già il 20 gennaio l’aveva denunciato per minacce, non aveva aperto, chiamando al telefono la sorella. Dimasi urlava, prendeva a calci il portone, a un certo punto la zia dei bambini voleva chiamare i carabinieri, ma poi le due sorelle hanno pensato di non chiedere aiuto al 112, magari per non impressionare i bambini. Poi l’uomo se ne era andato al bar. Mancavano dieci minuti alle 17 e di lì a poco sarebbe arrivato nel piazzale il professore. Un incontro – forse casuale, forse no – finito con il morto.

L’avvocato difensore

“Dall’interrogatorio – ha detto l’avvocato Carmenati – sono emersi profili di legittima difesa o quanto meno dell’attenuante della provocazione”. L’udienza di convalida del fermo si terrà davanti al gip di Perugia. Entro oggi verrà presentata la richiesta di convalida al gip che avrà 48 per decidere sul fermo e sulla misura cautelare.

Il ritorno a scuola

Ieri, intanto, è stato il giorno del dolore e della solidarietà. Sono stati proprio gli alunni delle due classi di Serra San Quirico dove Alessandro insegnava italiano, storia e geografia a chiedere l’aiuto delle psicologhe dell’istituto comprensivo che già sono a loro fianco per aiutarli a superare il trauma di una morte così violenta. Ai docenti il compito di star vicino a questi ragazzi che hanno toccato con mano la morte in tenera età. “Siamo senza parole – hanno detto le insegnanti – e ancora non crediamo che tutto questo sia potuto accadere in una realtà tranquilla come la nostra. A noi spetta il compito di insegnare agli alunni che il dialogo è l’unico strumento per superare un momento difficile della vita”. Saranno giorni lunghi nella scuola dove la programmazione e i libri di testo, per un periodo, verranno messi da una parte. C’è la vita che insegna.

La preghiera

A Sassoferrato, in attesa delle esequie (verranno fissate solo domani, dopo l’autopsia che verrà effettuata all’ospedale di Fabriano), si continua a pregare nelle due chiese parrocchiali ferite dal sisma e nei monasteri. “Nel silenzio – hanno detto le suore – preghiamo per la vita”.

 

 

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