LE FONTANE DI FABRIANO, TRACCE DI STORIA

Fabriano è una città colma di arte e di storia che non si finisce mai di scoprire. Lo sa bene il nostro interlocutore Paolo Panfili, grande appassionato di storia e cultura locale nonché cittadino che ama la propria Città. Nell’ambito dell’Associazione per la tutela e la valorizzazione del centro storico, che diffonde la cultura e la storia della città con mostre, convegni ed altre attività; nel gruppo dei fondatori del Palio di S. Giovanni Battista e primo Presidente dello stesso, con l’obiettivo di restituire conoscenza della grandezza del passato della città nel periodo medievale e rinascimentale e stimolare così i cittadini a riappropriarsi di uno spirito identitario con le proprie origini. Ed è proprio con questo stesso spirito che ci ha parlato della Fontana di San Giovanni Evangelista o del Bastone, situata fino agli anni 50 su un lato del vecchio Palazzo Baravelli in Piazzale Giambattista Miliani. “Parto da un fatto di cronaca! Circa un mese fa mi dilettavo nella lettura di testi storici sul Fabrianese, tra cui l’edizione del 1873 ad opera del Marcoaldi, vissuto fino al 1879 e osservavo fotografie storiche provenienti da diverse collezioni su Fabriano. E da una foto del vecchio Palazzo Baravelli (FOTO) non ho potuto fare a meno di notare la fontana rozza smussata sugli angoli, in pietra, la Fontana di San Giovanni, che ho mentalmente fotografato. – ci racconta Panfili – La cosa che poi mi ha stupito è stata riconoscere la mattina dopo i tratti di quella fontana storica su una vasca situata al mercato coperto, e da lì ho iniziato a dilettarmi nella ricerca di analogie e differenze, riscontrando una particolare somiglianza nella forma, ma con qualche dubbio sulle dimensioni, quindi ancora sono necessarie ulteriori documentazioni e ricerche.”.

“In epoca storica, e cioè quando Fabriano era divisa in 4 quartieri, del Poio, di San Biagio, di San Giovanni Battista e di Castelvecchio, c’erano 9 fontane, comprese la Fontana Sturinalto, del Venanzio in Piazza della Cattedrale e di San Domenico, più 8 abbeveratoi per gli animali, posti nei pressi delle fontane. Vi era un solo lavatoio scoperto, posto in prossimità della fontana della Cervara; dice il Marcoaldi, se altri non ne necessitavano per la presenza del fiume Giano, altresì sarebbe stato utile averne di coperti per la salute delle lavandaie. – afferma Paolo Panfili, citando l’autore in questione. Sempre anticamente, la città di Fabriano godeva di diverse e copiose sorgenti: “Precisamente quattro le principali alimentatrici delle 9 fontane della Città, quelle di San Venanzo, della Cervara, di San Domenico e di San Nicolò. – spiega Panfili – Citando Marcoaldi, delle 4 sorgenti una in particolare viene dichiarata di acqua buonissima, a bassa durezza e sempre abbondante, sia in estate che in inverno, quella del Venanzo, che ha origine dal monte Linatro e alimentava 4 importanti fontane: Sturinalto, la fonte nuova o di S. Onofrio, San Venanzo e la fontana abbeveratoio, una volta posta di fronte a Piazza del Mercato, dal dopoguerra riposizionata a metà della stessa piazza. La sorgente di S. Nicolò, giudicata come buona, ha invece origine dal colle Piangipane; il Marcoaldi non specifica quale fontana alimentava, ma è presumibile che sia quella posta a ridosso delle mura cittadine, a poca distanza della Porta del Borgo o forse quella in bronzo, posta a poca distanza dalla chiesa di S. Nicolò. L’acqua di questa sorgente viene giudicata abbondante d’inverno, ma scarsa d’estate. La sorgente di S. Domenico o del Piano, anch’essa buona, ha origine dal colle Biacqua ed alimentava presumibilmente la fontana posta in piazza S. Domenico. L’acqua era giudicata sufficiente ed immediata. La sorgente della Cervara, qualitativamente giudicata mediocre, ha origine nel luogo chiamato La Tomba e Cervara; alimentava la fontana di S. Giovanni, la fontana di S. Romualdo e la fontana della Cervara presso la porta omonima. L’acqua di questa sorgente viene giudicata abbondante ed immediata. – così Paolo Panfili ci delinea il nostro territorio dal punto di vista delle acque, e conclude poi commentando coerentemente col suo noto pensiero – A prescindere dai risultati delle analogie e differenze fra la Fontana di San Giovanni e la vasca ora sita al mercato coperto, sarebbe molto bello recuperare la nostra memoria, non solo con la conoscenza, ma riportando tutte le fontane a vivere di nuovo, ancor meglio se nei loro habitat originari!”.

Paola Rotolo

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