“CHIACCHIERE E VENANZONI”

di Alessandro Cartoni

Sarebbe paradossale e masochistico votare per una amministrazione di rinnovamento e poi impedirle di assumere il tempo necessario per rendersi conto di quello che c’è da fare. Solo gli idioti mettono il carro davanti ai buoi. In ogni caso le “quattro chiacchiere e verdicchio” dello Sverso qualche settimana fa ci danno modo di ragionare sulle politiche culturali che stanno fermentando nella testa dell’assessore Venanzoni. Non tutto ci è rimasto chiaro e quello che abbiamo capito non ci ha esaltati. Allora proviamo a chiedere delle spiegazioni come farebbe un ragazzino di 10 anni. Premesso che l’amministrazione precedente ha brillato per una chiara neghittosità nella gestione dei servizi culturali, della serie “meglio chiusi e delegati” a soggetti privati piuttosto che aperti e funzionanti con l’onere e la responsabilità della gestione, dunque fatta codesta premessa, ci piacerebbe sapere qual è il piano organico di rilancio dei beni artistici, culturali e monumentali della città in questo particolare momento. In una realtà come quella fabrianese colpita da una crisi del comparto industriale senza precedenti far funzionare servizi e musei diventerebbe necessario per affermare quella città del turismo di cui tutti vanno cianciando. Allora è bene ricordare che la Pinacoteca Molajoli è parzialmente chiusa come recita anche la nota nel sito web. Nella ristrettezza dei finanziamenti la volontà dell’assessore di promuovere la didattica e l’eventuale redazione di una (nuova?) guida della Pinacoteca ci sembrano scelte decisamente bizzarre. Esiste una guida della pinacoteca redatta da Fabio Marcelli (noto studioso cittadino), per quale motivo non la si intende ristampare?

Prima della didattica, che è finalità benemerita e importante forse ci sarebbe da costituire un circuito integrato con biglietto unico che colleghi almeno pinacoteca, museo della carta,  e magari  anche gonfaloni e cappelle gotiche. Il rilancio passa anche per la sinergia, e un turista che venga a Fabriano non può sbattersi per trovare chi apre, che cosa apre e quando lo apre. Ci piace del resto pensare che prima o poi –sono vent’anni che rilanciamo questa pia illusione – il museo della carta divenga qualcosa di più che un museo di filigrane che gruppi di ragazzini urlanti attraversano svagati. Un’ultima riflessione riguarda l’arte contemporanea ed è la più dolente. L’assessore alla cultura ci ha informato che questo settore sarà interamente “occupato” dal museo Guelfo e dal progetto di un nuovo contenitore collocato nelle adiacenze della Biblioteca. Ora anche questa scelta frutto delle decisioni delle amministrazioni precedenti ci pare se non altro azzardata perché cancella personalità artistiche che nel fabrianese hanno operato e che segnano oggi lo sviluppo dell’arte italiana del Dopoguerra. Questo diventa tanto più vero quanto più si misura la presenza nel territorio di archivi, depositi, lasciti familiari e gruppi di opere disperse che sarebbe compito di una amministrazione nuova raccogliere, censire e mostrare al pubblico. Mi riferisco almeno alle due personalità di Giuseppe Uncini e Edgardo Mannucci, qualsiasi discorso sull’arte contemporanea nel fabrianese non potrà prescindere da loro. Aggiungo anche la figura di Sirio Bellucci capace nella sua tipicità di indicare strade nuove di ritorno al colore e alla tela. In ogni caso sarebbe miope non accorgersi del fatto che un circuito dell’Italia centrale che passi per Burri a Città di Castello, per Leoncillo a Spoleto, non può non prevedere Fabriano come tappa per ammirare i manufatti e le opere ambiente di due calibri come Uncini e Mannucci. Speriamo allora che chi debba intendere intenda.

 

 

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