LOTTA AL CAPORALATO, UN ARRESTO E TRE DENUNCE

Da circa un anno i Carabinieri della Stazione di Staffolo, del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Ancona e del Nucleo Operativo della Compagnia di Jesi, si stavano occupando di un fenomeno “nuovo” per quest’area geografica e che riguardava l’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro (c.d. caporalato) nell’ambito della provincia di Ancona, ad opera di cittadini extracomunitari. Già dagli inizi del 2016 i militari iniziarono a monitorare un cittadino pakistano, titolare di una ditta individuale dedita ai lavori agricoli che operava in tutta la provincia e che si sospettava effettuare l’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro.

Agli inizi di quest’anno, una volta che le voci incominciarono a diventare più insistenti circa le l’attività illecite del pakistano, i militari della Stazione di Staffolo e quelli del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Ancona, con l’ausilio tecnico del Nucleo Operativo di questa Compagnia, avviavano una serie di pedinamenti e controlli volti ad accertare la vera attività dell’extracomunitario. Dopo prolungati servizi, nella giornata di mercoledì 27 settembre, i militari riuscivano a sbrogliare la matassa e quindi acquisire elementi certi di colpevolezza in ordine ai reati per i quali si procede. Il titolare della ditta individuale, M.A. 37enne pakistano, residente a Staffolo aveva realizzato una vera e propria agenzia per il lavoro, senza averne i requisiti, reclutando manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno, corrispondendole retribuzioni in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali, sottoponendola a situazioni alloggiative degradanti.

I carabinieri, durante le fasi di pedinamento, accertavano che il pakistano a bordo del suo furgone, dopo aver fatto salire 9 cittadini pakistani tra Staffolo e Santa Maria Nuova, li conduceva presso due aziende agricole della Vallesina per essere impiegati nella raccolta dell’uva. Fatta irruzione nelle aziende agricole, i militari procedevano all’identificavano dei lavoratori che poco prima erano stati li condotti, per esaminare la loro posizione lavorativa. Durante le indagini, emergeva che il pakistano aveva stipulato contratti di appalto per 7 euro l’ora, quindi difformi dal contratto nazionale per lavoratori agricoli a tempo determinato fissato in euro 9,096; si accertava altresì che ai lavoratori veniva corrisposto 5 euro l’ora, omettendo la consegna dei prospetti paga anche per gli operai da più tempo alle sue dipendenze, ma si accertava anche che gli operai venivano sottoposti a condizioni di sfruttamento approfittando del loro stato di bisogno, in quanto stranieri, profughi e richiedenti asilo.

Durante la delicata fase degli accertamenti, i militari appuravano anche che i lavoratori venivano “ospitati” in abitazioni messe a disposizione del 37 enne pakistano, pagando 50 euro mensili per l’alloggio e 50 per il vitto. I sopralluoghi effettuati rivelavano poi lo stato di degrado in cui i lavoratori erano costretti a vivere (nelle camere da letto si rilevavano al posto dei letti giacigli di fortuna, mentre le altre stanze residui di rifiuti sparsi dappertutto; mentre i pavimenti ricoperti di uno strato di sporcizia). Certi della configurazione del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, i carabinieri provvedevano ad arrestare il 37enne pakistano e, dopo le formalità di rito, associarlo presso la Casa Circondariale di Ancona, così come disposto dal PM di turno. Durante le fasi investigative, oltre alla responsabilità dei titolari delle aziende agricole che hanno impiegato manodopera in condizioni di sfruttamento, veniva anche accertata la complicità di un altro pakistano che collaborava attivamente nello sfruttamento dei lavoratori. Nei confronti di questi ultimi 3 verrà inoltrata informativa alla Procura della repubblica di Ancona, imputandogli il concorso nell’intermediazione illecita e lo sfruttamento del lavoro.

c.s.

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